Cantamañanas

Quando anche cantare diventa troppo faticoso

A tutti noi piacerebbe essere sempre organizzati ed efficienti. Come quelli che, con un’agenda straripante di impegni alla mano e senza farsi prendere da un attacco di panico, riescono a portare a termine ogni incombenza, con calma olimpica.
Precisi e inesorabili, come un cecchino: un sogno per alcuni, un incubo invece per i più pigri.
In una società in cui ci viene richiesto ogni giorno di più di essere produttivi quasi oltre ogni limite, essere inconcludenti e inaffidabili sembra quasi un atto di ribellione. Liberatorio e provocatorio se applicato una volta ogni tanto, deleterio se usato come stile di vita.
Ma chi, in tutti i luoghi comuni e nelle barzellette, ha l’abitudine di comportarsi in questa maniera? Senza dubbio, nell’area del Mediterraneo il podio se lo spartiscono equamente italiani e spagnoli: non è un caso, quindi, che questi ultimi abbiano coniato un termine apposito: cantamañanas.

Questo realia ha origini storiche che affondano nel Siglo de Oro spagnolo. Come riportano i blog Muy Historia  e Molino de ideas,  la parola viene dall’avverbio “mañana” (domani) che a sua volta viene dal latino volgare “maneana” che significa “presto”.
In castigliano si formò poi l’espressione “cras mañana” per riferirsi alla mattina del giorno seguente; con il tempo rimase la parola “mañana” che si usava solo per parlare del giorno dopo. È curioso come questa polisemia non sia presente in altre lingue romanze come l’italiano (mattina/domani), il francese (matin/demain) o il portoghese (manhâ/amanhâ).
In questa epoca, per mostrare disaccordo e dissenso in una conversazione, si usava proprio l’avverbio “mañana”.
Per cui quando c’era da chiedere un favore e l’altra persona non aveva intenzione di farlo la conversazione si svolgeva più o meno in questo modo. “Mañana harélo” oppure “mañana” era la risposta alla richiesta di aiuto e la replica era “Ya cantó mañana” con il significato di “non lo farò mai”. Da questo siparietto si creò il sostantivo che ancora oggi viene usato comunemente per indicare una persona inaffidabile con la tendenza a non voler muovere un dito.

La traduzione in italiano di questo realia non ha un corrispondente esatto. In questo caso il culturema si riferisce a un elemento molto specifico della cultura spagnola, per cui è difficile trovare una parola che appartenga allo stesso campo semantico e abbia la stessa forza.
Per fortuna la nostra lingua è estremamente ricca e quindi possediamo un ventaglio di possibili opzioni che si avvicinano al termine spagnolo. Come per esempio “perdigiorno”, “procrastinatore”, “fannullone” fino ad arrivare addirittura a “inetto” e “ignavo”. Tutte sfumature dello stesso atteggiamento: una ribellione passiva e sottile, che si manifesta nelle piccole cose e che può diventare una marea travolgente.

A volte ci si concentra troppo sulla traduzione di una determinata espressione senza tenere conto del background e dell’attualità di certi argomenti: come della gioia colpevole dell’essere inesatti, una volta tanto.

Francesca Romana Carloni

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