Dar calabazas

Ovvero come respingere amanti indesiderati secondo la saggezza popolare ispanica

Alzi la mano chi non ha mai avuto un amore impossibile. Ebbene, respingere o essere respinti non è affatto piacevole, ma la lingua spagnola ha un modo assai particolare per parlare del rifiuto amoroso. Infatti, in spagnolo si usa “dar calabazas”, letteralmente “dare zucche”: si tratta di un’espressione idiomatica particolarmente connotata o, in termini traduttologici, un realia.

Il fascino dei realia è indiscutibile: sono parole ricchissime di storia, significati e implicazioni; sono parole all’ennesima potenza. Per i traduttori, tuttavia, possono nascondere più di un’insidia: come preservare intatto il patrimonio dei realia nel passaggio da una lingua all’altra? Vediamo innanzitutto di capire meglio cosa intendono gli ispanofoni: perché mai tireranno in ballo proprio le zucche?

Come riporta l’Academia Andaluza, nell’Antica Grecia le zucche erano note per le loro proprietà antiafrodisiache, mentre nei riti religiosi medievali se ne utilizzavano i semi per allontanare i pensieri peccaminosi.

Nel corso del tempo, l’espressione iniziò a lessicalizzarsi con il significato di “rifiutare una proposta amorosa”: a tal proposito, l’etnografia giocò un ruolo fondamentale. Come ci racconta il blog “Origenlenguaje, il significato infatti si è lega a doppio filo con l’usanza, diffusa nella cultura rurale spagnola, di invitare a pranzo il pretendente della figlia. Dall’esito del pranzo dipendevano le sorti dell’unione, e indovinate cosa doveva pensare il povero malcapitato se gli veniva offerto un piatto di zucche? Esatto, era un “no”.

La lingua è mutevole e i significati si alterano, cambiano, ne inglobano altri. Questa espressione non fa certo eccezione: già all’epoca di Cervantes, il suo significato iniziò ad estendersi ad altre aree semantiche, applicando la propria connotazione di “rifiuto” anche ad altri ambiti. “Dar calabazas” significa anche non superare un esame o, più un generale, rifiutare una proposta. Queste sfumature le ha mantenute fino ad oggi, le trovate anche sul dizionario della Real Academia.

“E la traduzione?” chiederete voi. In questo caso siamo abbastanza fortunati, l’italiano ci mette a disposizione un perfetto traducente: “dare il due di picche”. Come “dar calabazas”, esprime un rifiuto amoroso o di altro tipo, e lo fa utilizzando il rimando alle carte da briscola: il due di picche è una carta dal valore bassissimo, con il quale di sicuro non si fa molta strada.

Se, da una parte, abbiamo guadagnato il riferimento al gioco delle carte, dall’altra abbiamo dovuto abbandonare le zucche tanto care agli iberici. Come si dice, questo è il patto della traduzione, guadagnare per perdere: (Won and) Lost in translation.

Elena Tonna

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