Sobremesa

Sobremesa: ovvero quando chiacchierare dopo pranzo diventa un’arte
sobremesa traduzione

L’estate sta finendo, ma le giornate sono ancora lunghe e il tempo permette, a chi ha un bel giardino, di stare fuori. Grigliate, merende, feste, cene con gli amici, pranzi della domenica, anche solo un semplice pranzo prima di tornare a lavorare. Buon cibo, acqua, vino, dolce, caffè, ammazzacaffè e, se siete spagnoli o abitate in Spagna, sobremesa.

In spagnolo si chiama così il lasso di tempo che si trascorre a tavola dopo un pasto a chiacchierare e stare insieme. Rappresenta un realia, perché è fortemente radicato nella cultura iberica ed è difficile trovare un corrispondente per la traduzione nella nostra cultura, nonostante i due popoli siano molto simili.

Ma vediamo intanto le origini di questo comportamento sociale e se ci sono delle “regole” da seguire. Sembra che le radici della sobremesa vadano cercate nei paesini sperduti della Spagna profonda. Intorno alle fontane le donne andavano a riempire brocche e anfore e contemporaneamente si andava formando un circolo di persone che discuteva delle novità del paese.

Da qui ai ritrovi familiari o tra amici, dopo aver condiviso un buon pasto insieme, il passo è breve.

Una sobremesa che si rispetti deve includere una conversazione stimolante e tempo in abbondanza. Per cui via quegli orologi e quell’ansia da “devo scappare che ho un impegno urgentissimo”! Non devono mancare liquori e caffè con cui mantenere idratata la voce e magari anche un mazzo di carte, se non ci sono argomenti interessanti all’orizzonte. Non ci sono né limiti di tempo né tabù nelle conversazioni: la sobremesa può essere filosofica, politica, familiare, letteraria…
Aiuta la digestione, l’interazione sociale e rende meno pesante il ritorno al lavoro, se praticata durante la pausa pranzo o rallegra una scampagnata fra amici. Una sola cosa si deve fortemente limitare: la televisione, che inibisce qualsiasi dialogo e ci lascia inebetiti e sonnolenti.

Uno studio dell’ Università Complutense di Madrid afferma che quasi il 70% degli spagnoli dedica più di un’ora a quest’abitudine durante i fine settimana. L’88% degli intervistati lo ritiene un momento speciale, da condividere con le persone più care, senza televisione o telefono (84%). Durante questi momenti di condivisione, possono nascere dibattiti interessanti (83%) o si possono anche risolvere conflitti. Quest’abitudine, che sembra così allegra e salutare, incide notevolmente però sull’orario lavorativo spagnolo e sulla produttività degli impiegati. Infatti, secondo “El Economista”, se solo si anticipasse l’entrata in ufficio e si accorciasse il tempo dedicato al pranzo, sicuramente si uscirebbe almeno tre ore prima.

I nostri cugini iberici potrebbero quindi, per esempio, fare più commissioni, stare più tempo con i propri figli o semplicemente riposarsi di più sul divano. Anche il menu che i lavoratori scelgono durante la loro pausa pranzo è importante: primo, secondo, dolce, caffè che portano a stanchezza e sopore. Questo rallenta il ritmo e causa ritardi nella gestione del lavoro.

Questo realia non ha, purtroppo, un’esatta corrispondenza in italiano, ma una possibile traduzione potrebbe essere “rimanere a tavola a chiacchierare”. Anche se in questo caso è più lunga la traduzione che la parola originale!

Francesca Romana Carloni

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