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Blau machen

Dalla lavorazione di antichi pigmenti al marinare la scuola il passo (non) è breve

Dal classico trucco del termometro sotto l’acqua calda alla varicella disegnata col pennarello rosso, i bambini italiani le hanno sempre provate tutte per saltare la scuola. Non solo i bambini e – soprattutto – non solo gli italiani.
La lingua tedesca, ad esempio, ha coniato un’espressione ad hoc: “blau machen”, letteralmente “fare blu”, che significa assentarsi da scuola o dal lavoro senza un motivo effettivo.

Come i nostri lettori immagineranno già, ci troviamo di fronte a un caso di realia, definizione che si applica a parole o espressioni culturalmente connotate. Per svelarne il significato non basta un dizionario, bisogna percorrere un lungo cammino all’indietro nella storia della cultura e scovarne i riferimenti. Come spesso accade, le parole raccontano storie: vediamo insieme quella di “blau machen”.

L’espressione presenta subito un rimando piuttosto chiaro al Blauer Montag, il lunedì blu, che designa i lunedì festivi. Ma qui di nuovo ci poniamo la domanda: cosa c’entra il blu? Alcuni lo fanno risalire al colore dei paramenti cristiani nei lunedì di Quaresima, usanza che fu presto estesa a tutti i lunedì dell’anno.

Tuttavia, la spiegazione più accreditata ci porta alle antiche tintorie e alla colorazione del blu, che richiedeva un processo di lavorazione piuttosto particolare. Come ci racconta wissen.de, nella zona mitteleuropea il blu si otteneva dalle piante di guado (Indigofera tinctoria), nelle cui foglie e radici si trova l’indaco. A differenza di altre sostanze coloranti, l’indaco non è idrosolubile: per questo, aveva bisogno di un periodo di ossidazione all’aria aperta e al sole.La domenica era il giorno deputato all’ossidazione dell’indaco, e il giorno dopo ai tintori non restava altro che mettere ad asciugare i tessuti. In questo modo, “fare blu” venne a significare “interrompere il proprio lavoro”.

Nonostante il termine Blauer Montag sia quasi scomparso, la tradizione del lunedì festivo vale ancora per molti musei e per alcuni lavoratori, come barbieri e parrucchieri. Il realia “blau machen”, invece, è ancora molto usato nella lingua tedesca di tutti i giorni.

Tenendo sempre presente il nostro punto di vista traduttivo, l’espressione tedesca non trova in italiano un equivalente perfetto, cioè che preservi l’estensione semantica dell’originale. Esiste tuttavia un iponimo, ovvero un’espressione con un campo semantico meno esteso, ed è “marinare la scuola”. Anzi, per essere precisi ne esistono molti di più, perché a “marinare la scuola” corrispondono decine e decine di varianti regionali. Dal laziale fare sega al fare chiodo toscano,passando per il siciliano caliare la scuola e il triestino fare lippe, si tratta di una vera “chicca” linguistica.

Insomma, se da un lato il tedesco ha un significato più ampio (riferendosi anche ad un’assenza dal lavoro), l’italiano è più variegato. E per un traduttore deve bastare così, perché è sempre questione di “dire quasi la stessa cosa”.

Elena Tonna