Articoli

Once in a blue moon

Lune blu, morti di papa e il labile confine tra impossibilità e improbabilità

Quante volte capita di pensare a qualcosa che accade molto di rado, magari con un po’ di rabbia, rammarico o dispiacere? In queste circostanze è probabile che un anglofono usi l’espressione “once in a blue moon“, letteralmente “una volta ogni luna blu“.
Questa espressione idiomatica rappresenta un altro esempio di quelli che in traduttologia si definiscono realia (trovi una breve spiegazione qui). Un caso semplice questa volta, che non preoccupa troppo un traduttore perché esiste un corrispettivo italiano abbastanza immediato anche per i non addetti ai lavori: “ad ogni morte di papa“.

L’origine e il significato di quest’ultimo sono  piuttosto evidenti: la morte di un papa è un evento eccezionale, poco frequente. E non serve nemmeno soffermarsi sull’influsso che il Cattolicesimo ha (avuto) sulla storia, la cultura e la tradizione italiana. Per un italiano la morte del papa è certamente più rilevante e familiare di una luna blu.
Molto meno immediata risulta invece proprio l’etimologia di questa luna blu.
Ok, può capitare di vedere la luna effettivamente colorata di blu a causa di fenomeni naturali che tuttavia sono estremamente rari. O, perlomeno, molto più rari di quanto non si intenda con l’espressione “once in a blue moon”.
L’etimologia più accreditata è quella che si riferisce invece al secondo plenilunio del mese – fenomeno che si verifica circa ogni tre anni – ma le cose in realtà sono un po’ più complesse di così.

Come chiarisce phrases.org, l’origine dell’espressione è antichissima e il suo attuale significato nasce da un errore. Per rintracciare i primi utilizzi dell’espressione “luna blu” dobbiamo fare un salto indietro fino all’Inghilterra del 1500. Ma attenzione, nelle testimonianze dell’epoca la luna blu non indicava qualcosa di raro, era qualcosa di semplicemente impossibile! Per intenderci, restando nell’ambito delle espressioni idiomatiche, un suo sinonimo era “mone made of grene chese” (Middle English per “luna di formaggio”), insomma una sorta di equivalente degli asini che volano.
Questa espressione cadde in disuso (o perlomeno non se ne hanno più tracce nei documenti) per poi riemergere nel Novecento, con il significato di qualcosa che accade raramente come un doppio plenilunio nello stesso mese.

Per capire cos’è successo nel frattempo, dobbiamo spostarci in America. Qui infatti fin dagli anni ’30 il Maine Farmers’ Almanac, in base a una propria scelta editoriale, attribuiva ad ogni luna un nome familiare, derivante di solito da quelli usati dai Nativi Americani. C’era ad esempio la Luna del Raccolto (Harvest Moon), la Luna della Neve (Snow Moon) e così via per tutti i dodici mesi dell’anno. Per motivi incerti, gli autori dell’Almanacco decisero di chiamare la seconda luna piena del mese Blue Moon.
James Pruett, appassionato di astronomia e collaboratore dello Sky & Telescope Magazine, si imbatté in questa espressione e – probabilmente fraintendendo – nel 1946 pubblicò sul magazine sotto la voce “luna blu” la definizione “il secondo plenilunio del mese”.

Per qualche motivo poi questa versione si affermò sempre più e oggi once in a blue moon ha il significato che tutti conosciamo, equivalente a ogni morte di papa (sebbene esista un innegabile discrepanza di occorrenza temporale).

Una storia lunga e ingarbugliata che a suo modo ribadisce quanto il confine tra impossibilità e improbabilità possa essere estremamente labile.