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De kous op de kop krijgen: calze in testa e pive nel sacco

Inauguriamo la nostra rubrica dedicata ai realia con una curiosa espressione olandese: “de kous op de kop krijgen” che – tradotto letteralmente – significa “portare una calza in testa“.

Ecco, a meno che non ci si riferisca a uno di quei rapinatori della tivù con la calza di nylon sul viso a camuffarne i lineamenti o a una qualche moda lanciata da un eccentrico stilista, la traduzione letterale non ci aiuta granché, anzi.
Ciò accade perché siamo di fronte a uno degli elementi culturali che più diverte, appassiona (e tormenta) i traduttori: i realia.
In traduttologia, i realia sono parole, locuzioni o espressioni idiomatiche estremamente connotate da un punto di vista culturale. Elementi linguistici che esprimono concetti tipici e/o molto peculiari della cultura di cui quella lingua è veicolo e non hanno un traducente nella lingua di arrivo. In altre parole, sono parole ed espressioni che esistono solo in una determinata lingua e non hanno una traduzione esatta. Nei casi più fortunati si può avere un corrispettivo che significa la stessa cosa, si può avere un’espressione simile con qualche diversa sfumatura di significato o – peggio – può non esistere niente di simile al di fuori della lingua d’origine.

Per adesso non ci soffermeremo sugli aspetti tecnici della traduzione dei realia, ci concentreremo piuttosto sul loro possibile corrispettivo italiano e su qualche curiosità etimologica.

Nel caso di de kous op de kop krijgen (e vale in generale per tutte le espressioni classificabili come realia), le origini affondano le radici nelle peculiarità della realtà socio-culturale delle aree nederlandofone.
Come spiega l’autorevole OnzeTaal, l’origine di questo modo di dire è incerta e sono molte le supposizioni al riguardo. Pare che originariamente l’espressione venisse usata per riferirsi a un viaggio andato male, una spedizione che non aveva portato i profitti sperati, per poi estendersi alla descrizione dello stato d’animo che deriva da un esame fallito o da una proposta di matrimonio rifiutata. E agli occhi di chiunque abbia studiato almeno un po’ di storia moderna, appaiono evidenti i rimandi alla storia di una nazione che ha costruito la sua ricchezza sulla navigazione e sul commercio con il mondo.

Ad ogni modo, al di là delle disquisizioni sull’etimologia dell’espressione, ciò che è certo è che de kous op de kop krijgen significa rimanere delusi, amareggiati e anche un po’ umiliati da una sconfitta, un rifiuto, un fallimento o da qualcosa che non è andato secondo i piani.

Per dirla con un’espressione più familiare per noi italofoni, potremmo parlare di una partenza grintosa che si è conclusa con un ritorno con le pive nel sacco.
Con le pive nel sacco, esatto. Un’altra espressione idiomatica – questa volta tutta italiana – che esprime “delusione e umiliazione per non aver ottenuto ciò che si voleva”.
Che fossero i soldati sconfitti che tornavano in silenzio alla base (e quindi le pive restavano nel sacco) o gli zampognari che avevano ricavato un magro profitto dalle loro esibizioni (e che avevano riposto le pive nel sacco rimasto vuoto), il senso è più o meno lo stesso del fare ritorno con una calza in testa.
E del resto dalle pive nel sacco a una calza in testa il passo è tutto sommato breve, chi può dire di no?