Vorfreude

L’attesa del piacere è essa stessa il piacere?
VORFREUDE

È venerdì pomeriggio, una settimana di lavoro sta per finire e il weekend è finalmente alle porte. Stasera cenerai nel tuo ristorante preferito e poi ti attendono due giorni da passare come, dove, con chi vuoi. Torni a fissare il pc, tentando di recuperare quel minimo di concentrazione per concludere il lavoro quando le immagini del weekend imminente si rincorrono sullo schermo. E ora chi lavora più?

Se ti rivedi in questa situazione allora sei anche tu una vittima della Vorfreude. La lingua tedesca, che ha proprio una parola per tutto, ha coniato questo termine combinando “vor” (“prima”) e “Freude” (“gioia”): letteralmente è il pre-felicità. Si tratta di un realia, ovvero di una parola che esprime un concetto profondamente connaturato nella lingua e cultura in cui nasce e si sviluppa. Il tedesco ne è particolarmente ricco, e parole come Vorfreude ci ricordano il grande potenziale descrittivo di questa lingua.

Secondo il Digitales Wörterbuch der Deutschen Sprache,  la prima attestazione del termine risale ai tempi di Joachim Heinrich Campe (1746-1818). Scrittore, editore e linguista, egli dedicò l’ultima parte della propria vita a un complesso lavoro di elaborazione filologica, oggi associato al purismo. Impressionato dal coinvolgimento delle masse durante la Rivoluzione francese, Campe applicò alla linguistica i grandi ideali dell’Illuminismo che segnarono l’epoca. Egli credeva nella trasparenza linguistica come mezzo di inclusione: per questo coniò circa 11.000 neologismi traducendo prestiti stranieri, 300 dei quali sono in uso ancora oggi.

Tra questi vi fu Vorfreude, che nella sua semplicità nasconde il segreto di molte parole tedesche: precisa ed evocativa insieme, dà voce alla felicità dell’attesa. Il termine fu molto usato in letteratura, da Goethe a Fontane passando per Lessing. Pur non citandolo direttamente, nella sua Minna von Barnhelm egli scrive che “l’attesa del piacere è essa stessa il piacere”. Lo stesso concetto è poi confluito anche nel comune proverbio “Vorfreude ist die schönste Freude”, come a dire che la gioia più bella sta nell’attesa. Oggi il termine è usato anche in psicologia, dove designa “l’atto di percorrere col pensiero quanto succederà in seguito” (Dizionario di psicologia).

Se in questa accezione Vorfreude ha trovato una perfetta equivalenza traduttiva in italiano (“anticipazione”), lo stesso non si può dire del significato comune della parola. Ma, come spesso accade, è la letteratura a darci la chiave: Leopardi ha dedicato alla Vorfreude gli indimenticabili versi de Il sabato del villaggio.  Il sabato è “di sette il più gradito giorno” proprio in virtù del fatto che precede la domenica, il “dì di festa” per eccellenza.

Certo, al cliente italiano non potremo recitare i versi leopardiani ma dovremo, ancora una volta, cedere al compromesso alla base di ogni traduzione. Per questo fine, “gioia dell’attesa” o costrutti verbali quali “pregustare la felicità” saranno perfettamente accettabili. Sperando che il cliente una volta o l’altra venga a sapere questa storia: è un peccato perdersi la magia dei realia.

Elena Tonna

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